Fabulae

Dino Marangon

 

Come accade per le favole che ci raccontavano da bambini e che probabilmente non potremmo ricordare nei loro significati più veri prescindendo dalla memoria della nostra cameretta o della calda atmosfera della nostra vecchia cucina, così, per tentare di entrare nel mondo di Luciana Cicogna è forse necessario rifarsi alla sua pre-istoria: alle fasi nascoste o, per molti versi, invisibili o inosservate del suo lavoro.

Forse per la gioia immediata del colore, forse per l’esigenza di imprimere intorno a sé i segni della propria presenza o forse anche per difendersi dall’inumano grigiore del nostro ambiente quotidiano, Luciana Cicogna ama infatti colorare con acquarelli, tempere e pastelli ampie superfici di carta spesso leggerissima e impalpabile. Ed è appunto a partire da queste carte già compiutamente personalizzate che prende origine il percorso più noto ed esplicito della sua sottile creatività. Rifiutando ogni passivo distanziamento nell’autocompiacimento della contemplazione, esse vengono infatti immediatamente inserite in nuovi comportamenti e azioni e, tagliate, strappate, lacerate, i frammenti che ne risultano vengono subito ricomposti in nuove e complesse aggregazioni, alla ricerca di inediti, instabili e talora persino acrobatici equilibri.

Filtrati e reinventati attraverso i pigmenti e i colori della Pittura, tali mobili insiemi verranno quindi acquistando sempre maggior consistenza e solidità, mentre nel sincronismo incantato dell’opera, ansie e aspettative, sentimenti e riflessioni vengono emergendo in ritmici accordi e congiunzioni di trasparente e opaco, di leggero e pesante, di libero e delimitato. Al di là dell’analisi delle forme e delle cromie, oltre la sottolineatura degli intervalli, dei silenzi e delle pause spaziali, i confini tra interiorità e mondo esterno tendono allora a svanire, mentre affiorano e vanno acquistando nuova evidenza i molteplici reperti, le fantasie, le ansie, le aspettative, i sogni, i ricordi e i progetti di una complessa sensibilità. Significativi echi e sapori familiari si insinuano in tal modo, con sempre maggiore insistenza, nella sospesa atmosfera del quadro: non a caso anche i disegni dei figli, per la loro forte e concisa ricchezza di significati, entrano talora a far parte dell’opera, mentre le forme e le immagini, senza per questo perdersi in intellettualistiche congetture o abbandonarsi al fluire cieco dei linguaggi e degli enti, si avvalgono con sempre maggiore frequenza di inaspettate velature, di luminosità segrete, di improvvisi, virtuali sfondamenti che arricchiscono la scena di impercettibili tensioni narrative, di taciti dialoghi, di sempre nuove magie e modulazioni favolistiche. Pronta ad accogliere, oltre ogni mera superficialità, il multiforme evento degli affetti e delle cose, con femminile saggezza, Luciana Cicogna intende così mantenere ferma anche attraverso la Pittura, la propria intima fiducia nella umanissima, difficile e talvolta ardua ricerca di un più solido e profondo, seppur aprioristicamente indefinibile, ordine esistenziale.

 

Dino Marangon